
Ultimamente si comincia a parlare di usability anche in Italia e questo e’ un bene. La trattazione sulla usability che segue non ha ne’ la pretesa di essere esaustiva ne’ quella di indicare regole auree da seguire. Come sempre per tutto cio’ di cui scrivo la base e’ la mia esperienza professionale di questi ultimi anni. Il taglio e’ estremamente pratico e non ho la pretesa di fare un trattato sulla usability. Voglio invece spiegare, magari semplificando i concetti, cos’e’ e perche’ e’ utile dando nel contempo dei consigli pratici su come condurre uno studio di usability.
Saranno i lettori a giudicare se lo scopo e’ stato raggiunto.
“A secondo degli occhiali che indossiamo cosi’ vediamo il mondo” diceva il filosofo tedesco Schopenhauer. In maniera molto meno dotta ma altrettanto acuta, il proverbio napoletano “Onne scarrafone e’bello a mma soia” constata una realta’ quotidiana dal valore universale: “agli occhi di una madre un figlio e’ sempre bello, anche se e’ brutto come uno scarafaggio”.
Fuor di metafora, gli aforismi colgono due elementi che bene si attagliano al concetto di Usability: il fattore soggettivo e quello del coinvolgimento emotivo.
Il fattore soggettivo
Anche nel migliore dei casi, un sito soffrira’ sempre una distorsione dovuta al fatto che viene sviluppato da persone che conoscono la materia di cui si sta trattando (se e’ un sito di commercio elettronico saranno le persone all’interno dell’azienda). E’ un caso di distorsione da “addetti ai lavori”. La distorsione esiste anche se in effetti il sito viene sviluppato da una web agency perche’ di fatto le direttive pervengono sempre da persone che hanno a che fare o sono coinvolte, nella materia trattata nel sito.
Supponiamo che si tratti di un sito di commercio elettronico per vendere biciclette al pubblico implementato da un’azienda che fino a ieri (ed ancora oggi) produce e vende a dettaglianti o distributori. E’ normale che il sito soffra di una distorsione data dal fatto che l’azienda non ha mai trattato direttamente col pubblico dei consumatori finali se non per interposta persona (dettaglianti o distributori che siano).
Il sito verra’ probabilmente sviluppato pensando si’ al consumatore finale ma, in fin dei conti, quasi tirando ad indovinare quello che il pubblico si attende da un sito che vende biciclette. Un disallineamento tra le aspettative del pubblico cui il sito e’ diretto ed il sito per come verra’ realizzato sara’ inevitabile.
Il coinvolgimento emotivo
Un sito e’ un po’ come una propria creatura: se ne concepisce l’idea, si comincia ad abbozzarla, la si raffina, partono i primi passi della fase di sviluppo, nuove idee si aggiungono e pian piano il sito prende forma. Lungo tutto questo processo nasce un coinvolgimento quasi emotivo tra chi pensa e sviluppa il sito ed il sito stesso. Nulla di nuovo sotto il sole, e’ normale essere orgogliosi della propria realizzazione e difendere le proprie scelte e non e’ facile avere il distacco necessario per poter valutare criticamente cio’ che si e’ attivamente lavorato per implementare.
Come nasce un sito
Ai due fattori appena citati si aggiunge anche un altro tipo di considerazioni relativo al processo con cui nasce e si sviluppa un sito. Tipicamente la storia va cosi’: il proprietario dell’azienda continua a leggere sui giornali che c’e’ questa cosa nuova (Internet ..) che promette di essere una mezza rivoluzione. Sopporta finche’ ci riesce, ma quando l’azienda rivale fa partire un proprio sito non puo’ piu’ resistere: convoca il direttore marketing, quello delle vendite, il capo dei sistemi e ordina loro di venir fuori con un sito “subito”. A volte il processo e’ piu’ pianificato per cui chi prende l’iniziativa e’ il reparto marketing o vendite (quando l’iniziativa la prendono quelli dei sistemi in genere e’ disastro puro ..) che poi relazionano il proprietario o il consiglio d’amministrazione.
Non pensate che nelle grandi aziende sia molto diverso....
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Definizione
La usability non e’ una scienza recente nata con Internet.
Tutti i maggiori programmi di uso comune (Excel, Word etc.)
sono stati testati per renderli piu’ intuitivi e “facili “ da usare.
La parola “facile” l’ho messa tra virgolette perche’ lo scopo
della usability non e’ di per se’ quello di rendere un
programma o un sito “facile” da usare. Lo scopo e’ di rendere
il sito o il programma rispondente alle aspettative dei suoi
utenti. E questo potrebbe anche risolversi con un sito o un
programma complesso da usare, ma se questo va bene
all’audience di riferimento, cosi’ sia....
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L’importanza di testare un sito
La usability si estrinseca essenzialmente nel testare il sito
per capire se soddisfa le aspettative dei suoi potenziali utenti
oppure no. L’attivita’ di testing e’ essenziale alla usability e
quasi si confonde con la vera natura di quest’ultima. In effetti
sembra quasi di trovarsi di fronte al dilemma della gallina e
dell’uovo: la usability e’ un insieme di tecniche ma queste
tecniche nascono dall’attivita’ di testing. Mi spiego meglio...
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Cosa si analizza nel corso di uno studio di usability
In pratica si devono analizzare tutte le parti che compongono un sito: la navigazione in primo luogo, ma anche l’uso delle immagini, la leggibilita’ e la qualita’ dei testi, l’intuitivita’ delle icone, la chiarezza dei link, la logicita’ della struttura del sito etc. Queste sono alcune delle domande cui l’analisi di usability si propone di rispondere...
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Usability
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Il mio sito da’ pochi risultati |
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